L’uso precoce dei social media ha un’influenza negativa sui risultati scolastici. Introdurre l’educazione alla cittadinanza digitale nelle scuole e iniziative rivolte ai genitori aiutano a contrastare il fenomeno, ma serve una regolazione più stringente.

Gli effetti dei social media su ragazzi e bambini

È in corso un acceso confronto, sia nella comunità scientifica sia nei media, sull’opportunità di permettere l’accesso dei bambini agli ambienti digitali: tablet, giocattoli con integrazione di IA, cellulari. La discussione più intensa riguarda l’accesso ai social, sempre più frequente e sempre più precoce. Le raccomandazioni da parte degli esperti sono spesso contrastanti e questo genera una situazione di incertezza e confusione tra genitori ed educatori. Le preoccupazioni sono alimentate dalla contemporaneità tra l’aumento dell’uso dei social media da parte dei minori e il declino osservato sia su numerosi indicatori di salute mentale sia sul rendimento scolastico a livello globale.

La maggior parte degli studi finora esistenti sull’argomento ha analizzato la relazione tra la quantitàdi utilizzo dei social media (misurata generalmente in ore giornaliere) e misure di benessere o apprendimento. Questi studi però hanno il grande limite di concentrarsi su esiti immediati oppure coprono periodi di osservazione di breve durata. Paradossalmente, la questione più dibattuta a livello politico, ossia la necessità di proibire l’accesso alle piattaforme social da parte dei minori, ha pochi riscontri empirici diretti: in altri termini, pochissime ricerche hanno indagato la relazione tra l’età di accesso e misure di apprendimento o salute mentale. Infine, una delle principali controversie riguarda la natura causale del legame tra utilizzo dei social da un lato e benessere e apprendimento dall’altro. La natura di quest’ultimo punto è tutt’altro che “accademica”: la difesa di Meta nei numerosi processi che la vedono imputata negli Stati Uniti per induzione di dipendenza nei giovani si basa appunto sulla scarsità di studi empirici che ne dimostrino direttamente il legame causa-effetto.

Per colmare le lacune conoscitive, abbiamo messo in relazione l’età di primo accesso con i risultati nelle prove di competenza Invalsi su un campione di più di 5mila studenti di scuola superiore, per capire se l’utilizzo di questi strumenti producesse alterazioni visibili nelle traiettorie di apprendimento. Lo studio offre la prima evidenza solida a livello internazionale che l’accesso precoce ai social media ha un effetto negativo e significativo sul successivo rendimento scolastico nella scuola secondaria di primo e di secondo grado, in particolare nelle competenze di matematica e italiano, rispetto a un accesso più tardivo. Il nostro studio prende in considerazione un periodo di tempo lungo (otto anni di osservazione) e utilizza tecniche di inferenza causale per isolare – quanto più possibile – il contributo dei social media da quello di altri fattori, per esempio lo status socioeconomico.

La ricerca

Leggi anche:  Bonus genitori separati: l'abbandono dell'Isee crea effetti paradossali

La ricerca utilizza un dataset che combina dati retrospettivi raccolti tramite survey su un campione di studenti delle scuole secondarie di secondo grado (tra cui l’età della prima apertura di un account social e dell’arrivo del primo smartphone) con i punteggi Invalsi in italiano, matematica e inglese, rilevati in quattro momenti del loro percorso educativo (seconda primaria, quinta primaria, terza secondaria di primo grado e seconda secondaria di secondo grado).

La figura 1 mostra il contrasto tra le traiettorie di apprendimento di due dei gruppi che abbiamo confrontato: gli studenti che hanno aperto un account sui social in prima media e quelli che hanno aspettato fino alla prima superiore e oltre. Il loro confronto è particolarmente significativo in quanto i due gruppi rappresentano, uno, l’età media a cui gli studenti aprono un profilo di social network (prima secondaria di primo grado) e, l’altro, l’età raccomandata dai pediatri e dalle associazioni di psicologi, oltre che dalla legge italiana sulla protezione della privacy.

L’asse X indica le classi scolastiche in cui sono state somministrate le prove di competenza, mentre l’asse Y riporta i punteggi standardizzati delle competenze. Le linee rossa e blu mostrano le traiettorie del gruppo con accesso precoce (rosso) e del gruppo con accesso tardivo (blu).

Figura 1 – Effetto dell’apertura di un account sui social media in prima media sulle competenze in italiano (a sinistra) e matematica (a destra) in terza media e seconda superiore

Nota: le stime derivano da un modello DiD a effetti fissi a livello di studente effettuato dopo aver abbinato statisticamente gli studenti dei due gruppi. Per facilitare l’interpretazione, il punteggio medio standardizzato del campione in ciascun anno è stato posto pari a 0. Le barre verticali rappresentano l’intervallo di confidenza al 95 per cento. Non vengono riportati intervalli di confidenza per la quinta primaria, poiché i due gruppi sono stati abbinati in questa fase, rendendoli statisticamente equivalenti rispetto a una serie di caratteristiche di base, compresi i loro punteggi nelle prove di competenza.

I risultati mostrano che gli studenti presentano una traiettoria di apprendimento simile fino alla quinta primaria (cioè prima che i soggetti di entrambi in gruppi aprano un account social), per poi divergere significativamente. In terza media, le competenze degli studenti che accedono più precocemente a una piattaforma di social media risultano inferiori di circa 0,2 deviazioni standard rispetto a quelle dei loro coetanei non esposti precocemente, in entrambe le materie. In seconda superiore, il divario in italiano rimane stabile, mentre si amplia in matematica. L’assenza di differenze statisticamente significative nei risultati scolastici in seconda e quinta primaria tra i diversi gruppi rafforza la credibilità dell’interpretazione causale dei risultati. Secondo alcuni parametri comunemente adottati nella letteratura sull’istruzione, il divario che abbiamo rilevato corrisponde a circa sei mesi di istruzione.

Non emerge invece alcuna evidenza di un effetto negativo dell’uso precoce dei social media sulle competenze di inglese. Ipotizziamo che questo accada perché una parte consistente dei contenuti fruiti online è in lingua inglese e può quindi offrire un’esposizione e una pratica linguistica incidentali (per alcuni studenti per numerose ore al giorno).

I rischi di poca concentrazione e mancanza di sonno

I nostri dati non ci permettono di identificare con certezza il meccanismo alla base della perdita di competenze. Grazie a una batteria inserita nel questionario che misura la pervasività dello smartphone in vari momenti della vita quotidiana (ad esempio fare i compiti, cenare, prendere sonno, svegliarsi), tuttavia, possiamo avanzare alcune ipotesi. Innanzitutto, più lo smartphone è pervasivo (principalmente usato per comunicazione e svago in quella fascia d’età, e veicolo principale per la fruizione dei social network), minori sono i risultati degli studenti. La pervasività è anche un forte mediatore dell’effetto dei social sull’apprendimento. Secondariamente, gli item specifici della batteria che mediano maggiormente sono l’utilizzo dei social durante lo studio, al momento della sveglia e prima di prendere sonno. Questa evidenza, niente affatto conclusiva, va d’accordo con studi di discipline molto diverse che individuano nella continua distrazione e nella mancanza di sonno due fattori alla base del calo delle competenze. La spiegazione non è conclusiva, data la natura dei nostri dati: ipotesi di altra natura, che chiamano in causa l’apatia nei confronti dell’apprendimento o un meccanico effetto di spostamento di ore tra occupazioni giornaliere, possono convivere con l’evidenza da noi raccolta.

Leggi anche:  Perché le differenze socioeconomiche persistono?

Più consapevolezza e più regolazione per limitare i danni

Che fare quindi? Lo strumento educativo è certamente il primo per importanza. Un’implicazione dei nostri risultati è infatti la necessità di sviluppare linee guida più strutturate e programmi di educazione alla cittadinanza digitale nelle scuole, affiancati da iniziative rivolte ai genitori per promuovere un uso dei social media che sia consapevole degli effetti collaterali che può avere sull’apprendimento. Nella ricerca si avanza l’ipotesi che avvenga soprattutto per un meccanismo di distrazione pervasiva.

Tuttavia, è opportuno – secondo noi – che la componente educativa sia accompagnata da almeno due fronti di regolamentazione. Il primo riguarda una disciplina dei meccanismi di coinvolgimento (il cosiddetto engagement) utilizzati dalle piattaforme social: ad esempio il feed infinito (non c’è una fine alla proposta di contenuti), l’autoplay (i contenuti continuano a partire in automatico) e gli algoritmi di raccomandazione personalizzata. Più nell’immediato, possono risultare utili norme sociali e politiche pubbliche volte a ritardare l’accesso allo smartphone e ai social media, insieme a interventi culturali e motivazioni concrete per sostenerle e applicarle. L’Eu Kids Act approvato di recente in sede europea è un tentativo di risposta a entrambe le sfide regolative, le cui modalità di applicazione saranno centrali per determinarne l’efficacia.

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Leggi anche:  Lo stato di salute della sanità italiana