Un disegno di legge dà agli immigrati la possibilità di chiedere la cittadinanza italiana dopo cinque anni di residenza, oltre a prevederla dalla nascita per i loro figli nati in Italia. Ci allineiamo così agli standard internazionali. Si tratta di un’offerta pubblica di integrazione, che deve essere accompagnata da un impegno serio nel combattere le discriminazioni. Giusta la richiesta di giuramento di fedeltà alla nostra Costituzione a chi chiede di diventare cittadino italiano. Ed è un’occasione per riflettere sulla nostra identità nazionale.
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E’ probabile che anche l’Italia alla fine decida di chiudere le frontiere ai lavoratori di Bulgaria e Romania, i due Stati che stanno per entrare nell’Unione Europea. Riducendo così il contributo che l’immigrazione può dare alla nostra crescita economica. Eppure, l’Europa potrebbe permettersi politiche d’ingresso meno restrittive se solo riuscisse a coordinare le normative nazionali, ed evitare i fenomeni di deviazione dei flussi riscontrati col primo allargamento. Utile anche per il nostro paese un sistema a punti, tra l’altro più facile da amministrare della Bossi-Fini.
Il vero problema non è quello di decidere quando e a che condizioni la Turchia sia pronta a entrare nell’Unione Europea, ma piuttosto è quello di valutare se l’Europa di oggi, con i suoi compromessi al ribasso, è pronta ad accoglierla. L’esempio della politica regionale basta per comprendere la difficoltà . La proposta di formalizzare accordi di “partenariato privilegiato” serve a garantire la continuità giuridica dei progressi compiuti nell’ambito dei negoziati di adesione, attivando le politiche comuni negoziate con una dotazione finanziaria indipendente.
Il numero di richieste di autorizzazione all’assunzione per chiamata dall’estero e le modalità con cui sono state presentate mostrano come la ricerca di lavoro sul posto sia l’unica possibilità effettiva di accedere all’occupazione. LÂ’autosponsorizzazione suscita dubbi che non appaiono fondati. I controlli sugli ingressi e sull’esito della ricerca di lavoro sarebbero molto simili a quelli oggi attuati in casi analoghi. Anzi, per molti aspetti, la proposta rappresenta un sicuro miglioramento della normativa vigente.
La fase due delle liberalizzazioni sembra avviata. In Parlamento sono in discussione i disegni di legge delega sui servizi pubblici locali e sull’energia. A metà novembre, il Vice-Presidente del Consiglio Francesco Rutelli ha presentato in Consiglio dei Ministri un suo “Manifesto delle liberalizzazioni”, che rappresenta il disegno più ambizioso finora tracciato per accelerare la liberalizzazione dei grandi servizi a rete e riformarne la regolazione. Lavoce.info ha chiesto a Mario Sebastiani e Marco Ponti una valutazione delle proposte del documento in tema di trasporti.
La decisione del governo di ricorrere a un “processo trasparente e non discriminatorio” per l’ingresso in Alitalia di “nuovi soggetti industriali e finanziari” rappresenta un primo e positivo passo sulla strada del risanamento. Vari elementi spingono a richiedere che l’azionista pubblico resti in un ruolo importante. Ma la necessità di offrire al nuovo socio qualche altra garanzia potrebbe impedire di incidere su uno dei fattori strutturali di debolezza: il posizionamento sui mercati internazionali. I problemi di un’eventuale autorizzazione alla concentrazione
Le esperienze di alcuni paesi mostrano che i sistemi basati sul contrasto d’interesse non risolvono il problema dell’evasione fiscale. In Cina tentano una strada diversa: nei settori ad alta evasione lo scontrino è anche un “gratta e vinci” e dà diritto a partecipare a una lotteria molto pubblicizzata dai media. La tecnologia adottata è relativamente semplice e i risultati in termini di stimolo alla legalità degli scambi e di entrate fiscali sembrano incoraggianti. Pur con qualche cautela, potrebbe rivelarsi una buona idea anche per l’Italia.
In una intervista a Massimo Mucchetti, vicedirettore del Corriere della Sera e autore de “Il baco del Corriere” (Feltrinelli), il controverso rapporto tra giornalisti e proprietà . Con un’attenzione particolare alle banche, che svolgono oggi un ruolo centrale nell’economia italiana: domani potrebbero averlo nell’editoria, ponendo di conseguenza un problema di regole. Il valore della diversità delle opinioni e il diritto di criticare anche i propri azionisti, se si ambisce a essere una voce autonoma e indipendente. La possibile soluzione dell’azionariato diffuso.
La legge sul risparmio introduce apprezzabili innovazioni. Ma non incide sulla frammentarietà e disorganicità della disciplina del governo societario, formatasi per successiva stratificazione di interventi parziali ed eterogenei. Perché le società quotate italiane non corrano il rischio di naufragare nel caos normativo, e soprattutto perché questo non disincentivi nuovi soggetti dal tentare la via della quotazione, bisogna intraprendere in tempi brevi decise iniziative di razionalizzazione e semplificazione della normativa.
La legge sul risparmio introduce novità normative onerose per le società quotate, senza prevedere possibili esenzioni per quelle di minore dimensione. Per le quali si potrebbe invece costituire un circuito di scambi organizzati che consenta un rapido ed economico accesso al capitale di rischio. Non dovrebbe essere regolamentato secondo le direttive europee. Le regole di ammissione dovrebbero essere semplici, e il collocamento dovrebbe avvenire solo nei confronti di investitori istituzionali. Ovviamente oltre all’infrastruttura, servono azioni di policy.