L’analisi comparata mostra che in Europa l’Italia ha la regolamentazione più severa sia nei controlli sugli assetti proprietari degli istituti bancari sia sugli acquisti di partecipazioni da parte di banche. Dovuta alle peculiarità degli assetti dell’intero nostro sistema economico. Oggi lo scenario è però diverso. E regole speciali sulla proprietà delle banche non sono più necessarie. Per conservarle poi bisognerebbe contrastare gli indirizzi europei che non lasciano spazio a valutazioni sulla natura finanziaria o industriale dell’acquirente.
Il mercato unico degli strumenti finanziari in Europa è in grave pericolo e solo un’iniziativa politica di alto livello lo può salvare. Le minacce alla concorrenza arrivano dalla direttiva sull’Opa del 2004, che l’Italia si accinge a recepire. Preoccupano in particolare le norme sull’applicazione della regola di passività e sulla caduta, a certe condizioni, delle difese preventive anti-Opa. Ma soprattutto la possibilità di invocare la reciprocità. Il nostro paese deve farsi promotore di una immediata revisione, che porti a un compromesso ragionevole.
Il “dibattito” in corso sulla riforma delle pensioni sembra preludere a esiti che accresceranno il disordine già imperante. I temi che si affastellano meriterebbero, ciascuno, un’accurata analisi per poi trovare collocazione in un disegno organico di riordino che tenga conto delle interazioni fra i singoli interventi. E quelli riguardanti la fase transitoria andrebbero coordinati con gli altri, di più lungo periodo, inerenti il perfezionamento del sistema contributivo. Invece, la scena è irrimediabilmente dominata dagli interessi immediati.
E’ stato raggiunto l’accordo sulle pensioni. Prevede, tra l’altro, la creazione di una nuova commissione per la definizione dei criteri di calcolo dei coefficienti di trasformazione. Tutto però era già stato fatto dal nucleo di valutazione sulla spesa previdenziale. Il testo delle delibere.
Abbassando a 16 anni letà per votare si potrebbe dare piu’ peso alle generazioni più giovani.
Sta per essere recepita dallItalia la direttiva europea sullOpa: un passo indietro rispetto al nostro Testo unico della finanza, che ha introdotto una notevole contendibilità delle imprese. C’e’ ancora tempo per cambiare. Il nostro paese ha le regole più severe dEuropa sugli assetti proprietari delle banche e sulle partecipazioni degli istituti di credito. Oggi, forse, conviene allinearsi agli altri stati europei e consentire lacquisizione del controllo di una banca anche a chi non opera già come intermediario finanziario.
Se unasta va male è perché è stata disegnata male. Nellassegnazione delle licenze WiMax, la nuova tecnologia di accesso radio a banda larga, bene definire il numero delle licenze dopo aver stimato realisticamente quanti sono i potenziali partecipanti. Al contrrario di quanto avvenuto nel 2000 con le licenze UMTS.
Aggiornamento: Conglomerati alla riscossa di Andrea Goldstein
Una riforma in attesa di giudizio di Carlo Guarnieri
Scade in questi giorni il termine per la raccolta delle 500 mila firme necessarie per il referendum sul sistema elettorale che dovranno essere depositate il 24 luglio. Alcuni buoni motivi per firmare. Lattuale legge, così comè, non può che generare instabilità.
Il Presidente del Consiglio si è impegnato a presentare una sua proposta sulle pensioni. Ma a 7 mesi dall’avvio del confronto, la proposta non arriva. Dovrà affrontare non solo lo “scalone”, ma soprattutto i coefficienti di trasformazione. Ecco le regole per aggiornarli. Basta farlo. Laumento delle pensioni basse, deciso nei giorni scorsi, prende in considerazione il reddito individuale e non quello familiare. Risultato: anche i ricchi ne beneficiano: 250 milioni vanno al 50 per cento più ricco della popolazione.
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Laccordo sullincremento delle pensioni basse non va soltanto a favore dei più poveri. Avendo scelto, come criterio per la determinazione del beneficio, il reddito individuale e non quello familiare, una parte del trasferimento totale finisce in famiglie dai redditi complessivi anche molto elevati. Circa il 25% dellincremento complessivo delle pensioni andrà a favore di famiglie appartenenti alle fasce di reddito più alte.
In un quadro pienamente federalista è preferibile il sistema proporzionale con premio di maggiorana, soglia di sbarramento e voto di preferenza. Ma anche il maggioritario a doppio turno sarebbe comunque migliore della legge elettorale in vigore. In ogni caso, infatti, scomparirebbe la spinta alla frammentazione da cui nasce il ricatto continuo dei piccoli partiti. Che oggi lo esercitano proprio per impedire l’adozione di nuove norme che li priverebbero del potere di veto. Una situazione che si può risolvere solo attraverso il referendum.
La raccolta di firme per il referendum sulla legge elettorale si avvia alla conclusione con il serio rischio che non si arrivi al numero prescritto. Eppure, solo il pungolo della consultazione referendaria può convincere i partiti a rimetter mano a una legge dai più giudicata pessima, ma che non si riesce a modificare per il veto delle piccole formazioni. E se una riforma non fosse comunque possibile, dal successo dei quesiti referendari si otterrebbe almeno l’innalzamento della soglia di sbarramento e la cancellazione delle candidature in più collegi.
Il presidente del Consiglio presenta la “sua” proposta sulla riforma delle pensioni. Sarebbe un vero peccato se vertesse soltanto sullo scalone, che pure si può ammorbidire. A patto di saper progettare il futuro e di riaffermare il metodo contributivo, il punto forte della riforma del 1995. E l’unico in grado di garantire al tempo stesso sostenibilità finanziaria ed equità tra le generazioni. Essenziale perciò approvare subito i nuovi coefficienti di trasformazione. Altrimenti si torna a un sistema pensionistico governato dalla discrezionalità politica.
Una sentenza della Corte costituzionale cancella la legge che fissava in sessantasei anni il limite di età dei magistrati per partecipare a concorsi per dirigere uffici giudiziari di merito. Norma dettata da ragioni molto specifiche e poco attente agli interessi della giustizia, ma che aveva avuto il merito di riaprire il dibattito sui requisiti e sul ruolo del magistrato dirigente e sul criterio dell’anzianità. Se la politica non saprà uscire da logiche di piccolo cabotaggio ed esprimere rapidamente un progetto coerente e forte, il sistema finirà per collassare.