Il Parlamento ha approvato la sospensione di buona parte della riforma Castelli. Tuttavia, alcune idee di quella legge non vanno abbandonate. La separazione delle carriere va realizzata, anche se gradualmente. E va migliorato il controllo sulla professionalità dei magistrati, pur senza interferire con la loro indipendenza. Il sistema migliore potrebbe essere quello di intervenire sulla formazione iniziale, scuola della magistratura compresa. Altrimenti, difficilmente sarà possibile migliorare il rendimento della nostra giustizia.
L’inefficienza della giustizia civile in Italia rappresenta uno dei fattori di contesto che limitano competitività e capacità di crescita del paese. Ha effetti negativi sui mercati finanziari perché induce tassi di interesse più elevati e minore disponibilità di credito. Influisce sulla nascita e sulla dimensione delle aziende perché rappresenta una barriera all’ingresso e disincentiva gli investimenti. Come conferma un confronto tra le diverse province italiane. Si spiega anche così il nanismo delle nostre imprese nel panorama internazionale.
La radice dell’inefficienza della nostra macchina giudiziaria non è nella carenza di risorse destinate al settore. La spesa pubblica dovrebbe essere razionalizzata, non aumentata. Alcuni segnali positivi vengono dalla riorganizzazione generale dei tribunali. Mentre restano tutti gli incentivi al processo lungo, che indebolisce la forza contrattuale della parte che ha ragione. La soluzione più efficace sarebbe stabilire un compenso a forfait per gli avvocati. Ma anche le novità introdotte dal decreto Bersani rischiano di essere presto vanificate.
Per arginare la crisi della giustizia civile in molti paesi occidentali si guarda con interesse ai metodi alternativi di risoluzione delle controversie. In Inghilterra, per esempio, anche chi ha ragione può essere condannato a pagare le spese processuali se ha rifiutato transazioni ragionevoli prima o durante il processo. Giusto introdurre simili meccanismi nel nostro ordinamento? Vista la lunghezza dei processi italiani, c’è il rischio di rafforzare l’attuale deprecabile situazione per cui è molto più vantaggiosa la posizione di chi ha torto.
Con la legge Mastella il governo ha iniziato a mettere mano alla macchina giudiziaria. Un sistema inefficiente anche perché le risorse sono mal distribuite, come risulta dai confronti internazionali. E perché rimangono forti incentivi al processo lungo. La soluzione delle controversie civili potrebbe essere regolata con i metodi alternativi che funzionano in altri paesi, ma è proprio leccessiva lentezza della giustizia a rendere poco efficace questo rimedio. La riforma Castelli, attualmente sospesa, non è tutta da cestinare. La separazione delle carriere forse va fatta, ma gradualmente. E si può migliorare il controllo sulla professionalità dei magistrati, rispettando la loro indipendenza. La giustizia inefficiente comporta un alto costo per il sistema economico ed è una barriera agli investimenti. Lo conferma un raffronto fra le province italiane.
Antonio Marzano,
presidente del Cnel, con i due vicepresidenti (in rappresentanza delle associazioni dei lavoratori dipendenti e dei datori di lavoro) Giuseppe Acocella e Vittorio Fini commentano lintervento di Boeri e Garibaldi sulla concertazione. Un commento incentrato sulla questione della rappresentanza anche da parte del segretario della UIL, Luigi Angeletti.
Sergio Nicoletti Altimari, consigliere del ministro dell’economia, commenta le nostre analisi sulla Finanziaria.
“Grazie a lei e ai suoi compagni di ventura per la passione e la lucidità con cui date voce a quella parte d’Italia che vuole crescere, nell’economia e nelle idee.”
Andrea Puricelli
CREDIT SUISSE
Il downgrading del debito ormai è archiviato e non avrà effetti pratici rilevanti. Ma ci ha fornito due lezioni. Primo, quando si parla di disavanzo non conta solo il “quanto”, ma anche il “come”. Secondo, “stabilizzare” il debito può essere un’espressione utile nell’arena politica, ma da un punto di vista finanziario e macroeconomico ciò che conta è il segnale sulla direzione futura. E un cambiamento di mezzo punto percentuale non ne fornisce alcuno. Considerata la storia recente della nostra politica economica, equivale a un pessimo segnale.
La decisione di due agenzie di rating di declassare il debito italiano conferma la gravità della situazione dei conti pubblici. E quindi l’impossibilità di “alleggerire” la Finanziaria, come invece chiesto da alcuni in virtù dell’andamento del fabbisogno del settore statale e della dinamica delle entrate. Quanto alle critiche sulle caratteristiche degli interventi, forse si poteva fare di meglio, in particolare nell’equilibrio fra misure di spesa e di entrata. Ma non bisogna dimenticare il carattere strutturale della manovra, a partire dal calo del disavanzo.
Al tavolo della concertazione si svolge un teatrino lontano dagli interessi reali del paese. E nessuno verifica chi rappresenta che cosa. E ora di cambiare le regole. Per esempio trasformando il Cnel, oggi ente inutile, in un tavolo permanente che permetta un confronto serio e documentato. Ecco una proposta che guarda allesempio spagnolo.
La riforma delle aliquote Irpef va nella direzione di aumentare lofferta di lavoro. Ma forse ci vorrebbe ancora più progressività. Reintrodurre la tassa di successione non è uno scandalo, ma sarebbe utile accompagnarla con la deducibilità fiscale delle donazioni al no-profit. Gli incentivi, infatti, funzionano meglio del timore delle sanzioni. A tre anni dalla Legge Biagi riproponiamo una serie di interventi che cercano di conciliare flessibilità e tutele, delineando un percorso di ingresso verso la stabilità.
Ascari, Barosi e Majocchi commentano lintervento di Boeri e Brugiavini sul TFR. La controreplica degli autori.
Aggiornamento: Un pessimo segnale di Roberto Perotti. Una manovra indispensabile di Riccardo Faini
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La Finanziaria che introduce aliquote nette più basse sui redditi medio-bassi e più alte su quelli medio-alti segue i suggerimenti dei più recenti modelli teorici ed econometrici di tassazione ottimale. Un ridisegno che secondo le simulazioni permette nel lungo periodo di ridurre leggermente l’aliquota media, pur mantenendo invariato il gettito fiscale. Ma obiettivi redistributivi consistenti si potranno ottenere solo con la realizzazione di un sistema universale di reddito minimo garantito e con investimenti nei processi di creazione del capitale umano.