GIOVEDì 7 MAGGIO 2026

Lavoce.info

S’ha da fare questo tunnel?

Francesco Ramella sostiene che i costi linea ferroviaria Torino-Lione sono più alti dei benefici. E’ conveniente, invece, raddoppiare il tunnel autostradale. Servirebbe a meglio contemperare la necessità delle merci italiane di accedere ai mercati esteri e limiterebbe l’impatto sull’ambienta oltre che sul bilancio statale. Il commento di Giuseppe Pennisi, che ha fatto parte del primo nucleo di valutazione degli nvestimenti pubblici istituito presso il Tesoro.  La controreplica dell’autore.

L’Enav fa volare i suoi costi

Enav acquista a caro prezzo una società che gli fornisce servizi. Per evitare la procedura di gara imposta dalla Commissione europea per le forniture a un soggetto pubblico. Eppure, la gara avrebbe potuto ridurre almeno in parte gli alti costi di produzione di Enav. L’episodio genererà oneri impropri aggiuntivi per il già dissestato sistema aeronautico nazionale. Ma questa vicenda potrebbe anche configurarsi come un pericoloso precedente, con paradossali risvolti di “ripubblicizzazione” di attività industriali.

La pelle d’oca e i mercati

Mentre la mania per le OPA e le scalate sembra ormai inarrestabile, gli avvenimenti degli ultimi giorni proiettano pesanti ombre sull’operato e la credibilità della Banca d’Italia. Il tutto avviene mentre sono in corso operazioni che richiedono investimenti e finanziamenti per miliardi di euro che stanno creando posizioni fortemente rischiose a fronte delle quali paradossalmente ci sono basse probabilità di guadagno.

Sommario 25 luglio 2005

Torniamo sul Dpef.  Per porre tre interrogativi sullle spese per interessi, investimenti e dipendenti pubblici. Il quadro di finanza pubblica per il 2006 ne potrebbe risultare significativamente deteriorato. E l’aggiustamento spostarsi sugli anni successivi.
Il Dpef è molto vago anche sui contenuti della manovra per il 2006. Una delle poche cose chiare è che l’intervento sull’Irap avrà un ruolo cruciale. La natura dell’intervento e le sue finalità non sono però ancora specificate, a parte un generico intento di escludere progressivamente il costo del lavoro dalla base imponibile. Le diverse opzioni possibili andrebbero attentamente valutate, sotto il profilo degli incentivi a investimenti e occupazione, del recupero di competitività e della diversa ripartizione degli sgravi fiscali tra settori e tipi di imprese.
Cerchiamo di offrire un contributo di analisi e proposte. Se si vuole ridurre il costo del lavoro, la strada preferibile è l’esclusione degli oneri contributivi dall’imponibile. Ma per riequilibrare il carico fiscale sul lavoro e sul capitale si potrebbe anche ampliare l’imponibile, tramite l’inclusione degli ammortamenti, e ridurre contestualmente l’aliquota. Qualsiasi ipotesi va poi accuratamente valutata per gli effetti sul gettito, la cui riduzione pone delicati problemi sia per la copertura finanziaria della manovra, sia per la coerenza complessiva del sistema di prelievo, sia per i riflessi sull’assetto del federalismo fiscale.

In vista del tavolo con le parti sociali, riproponiamo una serie di interventi  sul decreto del Governo relativo al trasferimento del Tfr ai fondi pensione.

Tagli all’Irap, gli obiettivi e gli strumenti

Interventi sul costo del lavoro, per il riequilibrio della tassazione relativa del lavoro e del capitale, a favore degli investimenti o delle piccole imprese e dei liberi professionisti: tutte le proposte di tagli all’Irap condividono due limiti. Comportano una perdita di gettito in un periodo difficile per i conti pubblici e rincorrono obiettivi a volte contraddittori, minando la coerenza del sistema tributario, senza un quadro coerente dei loro effetti distributivi e dei costi e benefici. Ma la vera questione resta la copertura delle perdite di gettito.

La via degli interventi selettivi

Sostituire l’Irap con un’imposta migliore non è facile. Lo dimostra l’insoddisfazione che circonda le proposte finora approntate. Ogni scelta impone di privilegiare un obiettivo a scapito di altri e si scontra con effetti redistributivi molto difficili da gestire politicamente. Sarebbe comunque opportuno evitare di moltiplicare le agevolazioni disperdendole su una miriade di microbiettivi. E prima di procedere con nuovi incentivi, andrebbero valutati con attenzione i costi e gli effetti dei sei interventi attuati sull’Irap negli ultimi sette mesi.

Il “cuneo di imposta” sul lavoro e sul capitale

Dall’analisi dell’insieme delle imposte sulle imprese a carico del lavoro e del capitale emerge che il primo fattore produttivo risulta più tassato del secondo. Ma a ben vedere a essere fortemente sussidiati fiscalmente sono gli investimenti finanziati con debito. Un migliore equilibrio dovrebbe allora essere perseguito attraverso una maggiore neutralità nel trattamento fiscale degli investimenti piuttosto che aumentando indiscriminatamente la tassazione del fattore capitale. L’attenzione quindi non dovrebbe essere concentrata solo sull’Irap.

Il nodo dell’Irap

L’Irap così com’è oggi assicura una rendita fiscale alle imprese ad alta intensità di capitale all’interno di uno stesso settore, ma anche ad interi settori di attività: banche, telecomunicazioni ed energetico rispetto al settore industriale in senso stretto. Uno sgravio integrale sul costo del lavoro li avvantaggerebbe ulteriormente. Per aiutare l’industria esportatrice, invece, è assolutamente necessario redistribuire il carico fiscale mediante una razionalizzazione dellÂ’imposta, intervenendo poi sull’aliquota per abbassarla ulteriormente.

Irap: dove sono le Regioni?

Il governo ha ripetutamente annunciato il ridimensionamento dell’Irap disinteressandosi dei potenziali effetti sulle finanze regionali. Come compensare le Regioni per la perdita di gettito conseguente al ridimensionamento dell’Irap? La questione va inquadrata nella prospettiva più ampia del ridisegno complessivo della finanza regionale necessario per realizzare i principi contenuti nel nuovo Titolo V della Costituzione. La soluzione non è a portata di mano né sono state avanzate proposte plausibili. Una prospettiva possibile, non priva di controindicazioni, consiste nell’ampliamento della addizionale Irpef.

Ridurre l’IRAP e il “costo del lavoro”

È urgente avviare un processo di graduale eliminazione dell’Irap a partire dal costo del lavoro. Eliminare da subito la tassazione dei contributi sociali costerebbe, in termini aggregati, circa 4 miliardi di euro. Per verificare gli effetti redistributivi dell’intervento abbiamo analizzato un campione di imprese del manifatturiero e calcolato che porterebbe per l’80% delle imprese un risparmio significativo, compreso tra il 14 e il 30% dell’IRAP attuale. Il risparmio risulta sufficientemente ben distribuito tra le imprese.

Pagina 1300 di 1416

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén