La riduzione del cuneo fiscale è un nodo fondamentale per la crescita del nostro paese. Eppure finora non è stata una priorità nell’agenda del Governo. Le risorse necessarie per un intervento significativo, magari destinato ai lavoratori più giovani. E l’impatto sulle pensioni future.
La vigilanza del ministero dell’Economia sulle fondazioni bancarie doveva essere una soluzione transitoria, in attesa dell’Authority per il controllo di tutte le organizzazioni non profit. Che però non è mai stata varata. Una riforma semplice permetterebbe di risolvere la questione.
Affidare la supervisione del sistema bancario europeo alla Bce ha l’obiettivo principale di rompere il circolo vizioso fra banche e Stati sovrani. Ma appare molto difficile disinnescare il potenziale distruttivo di quei legami senza che l’unione bancaria si inserisca in un progetto più ampio di unione fiscale e politica.
Condivisibili i tagli ai trasporti pubblici locali, perché abbiamo tariffe molto basse e costi di produzione molto alti, e un’offerta nel complesso sottoutilizzata rispetto al resto d’Europa. Bene l’istituzione dell’Autorità dei trasporti, che però non è ancora operativa.
Il paese ha un forte ritardo sull’implementazione dell’agenda digitale, elemento fondamentale per spingere la crescita economica. Il Governo ha finalmente avviato l’Agenzia del settore. Che però è circondata da incertezza di norme, responsabilità e raccordi istituzionali.
Il Governo Monti ha portato nella politica dell’immigrazione un notevole mutamento di stile. Ma i provvedimenti presi non sono stati molto incisivi. Anche a normativa invariata, si potrebbero ottenere molti miglioramenti con semplici atti amministrativi, dettati dal buon senso.
Uno studio su un campione di lavoratori tra i 15 e i 30 anni mostra come il lavoro a tempo determinato riduca il loro benessere psicologico e la loro felicità. Specialmente se sono uomini e non ricevono assistenza economica dalla famiglia.
Una truffa all’Inps in Calabria è un valido esempio di come le leggi sulla corruzione possono diventare efficaci solo in contesti etici senza zone grigie. E nei quali si hanno controlli rapidi sull’erogazione di denaro pubblico.
La tassazione è parte costitutiva e rilevante del patto che lega i cittadini allo Stato. E proprio per questo il fisco italiano va cambiato. In che modo lo spiega Dino Pesole nel suo libro “Il salasso”. Ne pubblichiamo alcuni stralci.
Terza puntata della nostra valutazione di un anno di Governo Monti. Alle 14 schede già pubblicate e raccolte nel Dossier se ne aggiungono tre. Sui trasporti, inevitabilmente oggetto di tagli ma senza criteri che ne incentivino l’efficienza, mentre si rimanda l’avvio dell’autorità del settore. Sull’agenda digitale, viva solo sulla carta. Sull’immigrazione, un tema su cui ministri competenti hanno adottato uno stile sobrio in salutare discontinuità rispetto al precedente Governo, senza però varare i provvedimenti importanti di cui si sente la necessità.
Quando la corruzione diventa sistema, coinvolgendo un’intera comunità cittadina che costruisce un muro omertoso contro la legalità: un caso verificatosi in Calabria ne spiega bene i meccanismi. Una storia di 11 milioni di euro finiti nelle tasche di oltre 4 mila falsi braccianti grazie alla complicità di funzionari Inps, politici, sindacalisti, consulenti del lavoro, commercialisti. Mentre i veri braccianti, stranieri, lavoravano in nero.
Fa male alla salute il lavoro precario. Una ricerca documenta e misura quanto l’instabilità lavorativa prolungata danneggia psicologicamente. Più gli uomini delle donne.
Con l’esercito di lavoratori dipendenti che contribuisce per l’80 per cento alle entrate dello Stato pur detenendo solo il 30 per cento della ricchezza nazionale, il sistema fiscale italiano è strutturato in modo fortemente squilibrato. Torna sull’argomento un nuovo libro con un titolo inequivocabile: “Il salasso”