MERCOLEDì 1 APRILE 2026

Lavoce.info

Uomini sull’orlo di una crisi di nervi

Da quando a seggi chiusi si è chiuso il primo turno
Col botto di Giuliano,  la botta su Letizia
Smaltita la bevuta e il brindisi notturno 
Riletti ancora i dati, passata la notizia

Entriam nel gran finale, di ben quindici giorni
Due settimane piene, e poi di nuovo ai seggi
In cui i due candidati, volando come storni
Percorron la città tra vie, piazze e parcheggi

Ti chiedi che farà il Sindaco Moratti
Per risalir la china vincendo la volata
Un cambio di registro, o i giochi sono fatti
Mutar toni e argomenti, voltare la frittata

E invece tutti avanti a dire la più grossa
Giuliano è l’Anticristo, è il principe dei rom
Gli zingari ed i negri son pronti alla riscossa
e ci fermiamo qui, siam gente di bon ton

che tanto c’è l’Umberto, aduso al parlar chiaro
che vuol riconquistare il cuore della valle
e grida un poco rauco, più netto di uno sparo 
che quello è tutto matto, non ci tagliam le palle

Poi passano al programma, le cose che faremo
coi Ministeri pronti per i trasferimenti
Ma grida lÂ’Alemanno, guardate, nun ce semo
E i Ministeri scalano a due Dipartimenti

Togliamo lÂ’Ecopass, le multe toglieremo
Tagliamo anche le tasse, viaggiamo più veloci
Scusate ma mi state prendendo un poÂ’ per scemo?
Letizia, lÂ’Ecopass lÂ’ha messo li il tuo Croci!

Ma stan dimenticando di darci un argomento
Per cui sora Letizia sarebbe un buon affare
Perché tenerla ancora dopo il suo fallimento
Perché una ripetente dovrebbe  migliorare?

E rischiano qualcosa che non avean previsto
Che anche chi li vota, passando sotto il Duomo
Realizzi che Giuliano non sembra un Antricristo
E che tutto sommato è proprio un galantuomo.

Potemkin

UNA NUOVA REGOLA: NON PAGA PANTALONE

L’enorme debito pubblico, unito allo scarso supporto politico di cui godono le riforme, rende l’Italia un osservato speciale delle agenzie di rating e delle organizzazioni internazionali. Come rassicurare agenzie e italiani di domani? Con una nuova regola: “Non paga Pantalone”. Significa la fine del populismo come prassi politica. Quel populismo che porta a sottolineare solo l’aspetto politicamente pagante e di parte delle politiche e a far apparire le riforme come stupidi sacrifici. Mentre si dovrebbe parlare sempre dei due lati del bilancio pubblico: le entrate e le uscite.

LE POLITICHE SOCIALI PAGANO GLI ERRORI SULLA BANDA LARGA?

Lo scorso 5 maggio la Conferenza unificata ha approvato il decreto di riparto del Fondo nazionale per le politiche sociali (Fnps) per l’anno 2011. Complessivamente sono stati attributi 218 milioni di euro, meno di 4 euro per abitante, una cifra irrisoria rispetto alle dimensioni della povertà e della deprivazione delle famiglie. Con “senso di responsabilità”, le Regioni e i Comuni hanno espresso intesa sul provvedimento, accelerando così l’erogazione degli stanziamenti, ma hanno espresso preoccupazione per una serie di fattori, uno dei quali rischia di passare inosservato.
In sede di riparto del Fnps (ormai diventato un lumicino, con il quale le amministrazioni locali possono fare ben poco) le risorse sono state decurtate di 55 milioni, accantonati per coprire (eventuali) minori entrate derivanti dalla cessione delle frequenze per i servizi di comunicazione a banda larga. E così le politiche sociali pagano le carenze della politica sulle frequenze. Come è potuto succedere? La ricostruzione della storia non è facile e si scontra con il crescente mutismo della normativa: una sequenza di riferimenti normativi, a dispetto degli obblighi di semplificazione e chiarezza nei documenti pubblici (il decreto fa riferimento “all’articolo 1, comma 13 della legge 13 dicembre 2010, n. 220”, nonché “al D.L. n. 225 del 29 dicembre 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n.10”. I quali, a loro volta, fanno riferimento “all’articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n.196” e “all’articolo 21, comma 5, lettera b) della citata legge n. 196”). Con un po’ di pazienza è possibile ricostruire la vicenda. A fine dicembre il Governo aveva previsto 2,4 miliardi di entrate dalla vendita delle frequenze, ma aveva anche anticipato che “nel caso in cui si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alla previsione” avrebbe provveduto alla riduzione lineare delle spese di ciascun ministero (con la sola eccezione del Fondo per l’università, della ricerca e del 5 per mille). Di qui l’accantonamento di 55 milioni, sottratti alle politiche sociali per il contrasto della povertà e la coesione sociale.
Una brutta vicenda di scarsa trasparenza, tagli occulti, norme oscure e redistribuzione perversa. 

Poniamo dunque ai ministri Tremonti (Economia) e Sacconi (Lavoro e politiche sociali) le seguenti domande: a quanto ammonta il minor gettito dalla banda larga? Come erano state fatte le previsioni? Dove sono stati operati i tagli? Con quali criteri? Quando e come verranno reintegrati i fondi? A quale nozione di equità si ispirano i tagli lineari?

L’ECOPASS ELETTORALE

Tra le molte promesse di Letizia Moratti in vista del ballottaggio che la vede partire in svantaggio, c’è l’abolizione del pagamento dell’Ecopass per i residenti a Milano. Eppure proprio il sindaco uscente ha voluto quel provvedimento, salvo poi licenziare l’assessore che l’ha realizzato su pressione degli alleati. Ed era così convinta dell’utilità della pollution charge milanese da sottoscrivere i referendum cittadini per il suo rafforzamento. Al di là dei riflessi sulla salute dei milanesi e sulle finanze comunali, resta da chiedersi quanto la mossa sia credibile.

SVILUPPO VERDE? L’ITALIA NON CI CREDE

Molti paesi hanno risposto alla crisi del 2008 varando i pacchetti verdi, misure di promozione dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. Tre anni dopo l’Italia discute di riforme che dovrebbero ridare slancio alla crescita. Dai documenti ufficiali si apprende che l’energia e l’ambiente non figurano tra le priorità del governo, mentre lo sono l’edilizia privata e il turismo. I pochi provvedimenti inseriti derivano da direttive europee. La scarsa sensibilità verso il tema della sostenibilità fa trascurare anche i potenziali vantaggi rispetto al ciclo economico.

IL FEDERALISMO FISCALE VISTO DA WASHINGTON

La nota ufficiale seguita alla missione dell’Fmi in Italia si occupa, tra l’altro, di federalismo fiscale. Il Fondo sembra guardare alla fase di ulteriore decentramento con un misto di apprensione e speranza. E perché la seconda prevalga, individua alcuni punti: la reintroduzione di qualche forma di tassazione sulle prime case in termini patrimoniali e reddituali; lo snellimento del sistema delle province; l’opportunità di introdurre anche nel nostro paese forme di federalismo a velocità variabile. Suggerimenti utili alla discussione. L’auspicio è che siano ascoltati.

TAGLI O MINORI SPESE? QUESTO È IL DILEMMA

“Dentro questo documento c’è scritto […] che negli anni 2012, 2013, 2014 il settore dellÂ’istruzione […] darà al risanamento pubblico del nostro paese, ognuno di questi anni, quattro miliardi il primo anno, quattro miliardi e mezzo il secondo, quattro miliardi e mezzo il terzo anno. Vuol dire che in tre anni, dai tagli che già ci sono stati, verrano alla pubblica istruzione italiana aggiunti quattro e mezzo per tre, basta fare i conti. Una cifra che è vicina, appunto, ai 13 miliardi e mezzo.” Enrico Letta, deputato e vicesegretario del Partito Democratico nel corso di una puntata di Ballarò.

La tabella che segue è quella mostrata in diretta dall’On. Letta durante la trasmissione. Le cifre alle quali si fa riferimento sono nella categoria “Innovazione e Capitale Umano” alla voce “minori spese”, e mostrano una progressione da 1.293 milioni a 4.561 milioni di euro.

L’On. Letta confonde tagli con minori spese. Cosa sono le minori spese? Quando vengono decisi dei tagli su una voce di spesa annuale, questi comportano in prospettiva minori spese negli anni successivi. Se, ad esempio, decideste di interrompere un abbonamento di lunga data ad un giornale che vi costava 300 euro l’anno, allora l’anno prossimo e ciascuno degli anni successivi avrete minori spese per 300 euro. Le cifre riportate nel PNR indicano quindi i risparmi attesi in conseguenza ai tagli sulla spesa: minori spese appunto, non nuovi tagli.  È da sottolineare che per gli anni dal 2012 al 2014 di tagli non ne siano previsti. Quelli fino al 2012, inoltre, erano stati stabiliti da tempo.
Nel presentare i risparmi di spesa, infatti, il documento rimanda a due testi legislativi: la legge244del2007del governo Prodi (1) e la legge133del2008, che converte il decretolegge112/2008 del governo Berlusconi (2).
La tabella successiva sintetizza gli effetti dei due provvedimenti, evidenziando sia i tagli previsti per ogni anno (minori spese in corso anno), sia i risparmi attesi cumulati (effetto cumulato). Partendo dal livello di spesa del 2007, il governo Prodi ha introdotto tagli che hanno portato ad un risparmio cumulato di 1432 milioni. Il governo Berlusconi ha contribuito in maniera ben più consistente, arrivando a comportare minori spese per un importo complessivo (fermo restando quelli previsti dal governo Prodi), a partire dal 2012, di 3188 milioni.

Anno 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014
Prodi 2007 – minori spese in corso anno 535 362 321 214 0 0 0
Prodi 2007 – effetto cumulato 535 897 1218 1432 1432 1432 1432
Berlusconi 2008 – minori spese in corso anno   456 1194 888 650 0 0
Berlusconi 2008 – effetto cumulato   456 1650 2538 3188 3188 3188
Totale al 2008 – minori spese in corso anno 535 818 1515 1102 650 0 0
Totale al 2008 – effetto cumulato 535 1353 2868 3970 4620 4620 4620
DEF 2011   1293 2809 3911 4561 4561 4561

È facile notare come tra i risparmi di spesa previsti al 25 giugno 2008 (data del d.l. 112), e quelli riportati nel DEF 2011 non vi sia sostanziale differenza, ad indicare che, da allora, nuovi tagli non sono stati introdotti, come correttamente affermato dal Ministro Gelmini. Il DEF si limita a riportare gli effetti di due provvedimenti vecchi di 3-4 anni.
L’affermazione di Enrico Letta che ci è stata ripetutamente segnalata dal lettore Roberto A. è dunque falsa

(1) Nel provvedimento varato dal governo Prodi nel 2007, all’art.2 comma 412, si legge: “Le economie di spesa di cui all’articolo 1, comma 620, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, da conseguire ai sensi dei commi da 605 a 619 del medesimo articolo, nonche´ quelle derivanti dagli interventi di cui al comma 411, lettere a), b), c) e d), sono complessivamente determinate come segue: euro 535 milioni per l’anno 2008, euro 897 milioni per l’anno 2009, euro 1.218 milioni per l’anno 2010 ed euro 1.432 milioni a decorrere dall’anno 2011.”
(2) Nel decreto legge del 2008, allÂ’art. 64 comma 6 si legge: ”Fermo restando il disposto di cui all’articolo 2, commi 411 e 412, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, dall’attuazione dei commi 1, 2, 3, e 4 del presente articolo, devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012.”

A cura di Mattia Fracchia e Guido Zichichi

L’INVALSI È DEMOCRATICO

La raccolta sistematica di basi informative sulle competenze scolastiche non si configura come una forma di soffocamento della ricchezza culturale della scuola con ignobili quiz. Né come un tentativo di limitare la libertà di insegnamento. Al contrario, è uno strumento necessario per mettere a punto politiche scolastiche in grado di utilizzare nel modo migliore il denaro pubblico e garantire una maggiore efficacia dei processi di apprendimento, una più equa distribuzione delle risorse educative e una riduzione delle disuguaglianze sociali. Di scuola e università si parlerà a Trento nei giorni del Festival dell’economia.

CHI È FAVORITO PER LA SUCCESSIONE AL FONDO*

Dopo aver discusso i problemi che l’arresto del managing director del Fondo monetario, Dominique Strauss-Kahn, apre sul fronte della gestione delle crisi -in particolare quella greca- esaminiamo il delicato nodo della successione al vertice dell’organizzazione internazionale. Tradizionalmente assegnato agli europei (in particolare a personalità francesi) mentre gli statunitensi si riservano la guida della Banca mondiale. I grandi paesi emergenti, però, premono per un cambiamento.

DUBBI DI UN TERREMOTATO DEL CENTRO STORICO DELL’AQUILA *

Molti proprietari di immobili nel centro storico dell’Aquila si trovano di fronte alla richiesta di aderire ai consorzi obbligatori. In vista di un intervento unitario sulle loro case considerate come un’unica struttura, che non può essere restaurata separatamente per singolo edificio. I dubbi non mancano: sul ruolo e sui costi del previsto fondo consortile, sulla figura del presidente del consorzio e sull’autonomia delle partizioni di un aggregato. Servirebbero modifiche allo schema di statuto consortile, meglio se indicate dalla stessa comunità aquilana.

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