È confermata la proroga del taglio delle accise sui carburanti per tutto aprile. Così come è strutturato è un provvedimento costoso con pochi vantaggi per i consumatori. L’alternativa è prevedere un bonus specifico per le famiglie a basso reddito.
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Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito pubblico. In questa puntata abbiamo invitato Luisa Loiacono, economista esperta in mercati energetici.
La sicurezza energetica europea è tornata al centro dell’attenzione con le nuove tensioni in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz, uno degli snodi più importanti per il commercio globale di petrolio e gas. Una parte significativa delle forniture energetiche mondiali transita da lì, e le interruzioni dei flussi stanno già producendo effetti rilevanti sui prezzi delle materie prime.
Non è la prima volta che accade: la guerra in Ucraina aveva già mostrato quanto il sistema energetico globale sia fragile e interconnesso. Nonostante alcuni progressi, le economie europee restano esposte a shock esterni che possono trasmettersi rapidamente a inflazione, crescita e costo dell’energia per famiglie e imprese.
Capire come funzionano i mercati di gas e petrolio e attraverso quali canali questi shock si propagano è fondamentale per interpretare ciò che sta accadendo oggi e ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi.
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A determinate condizioni il governo potrebbe far scattare l’accisa mobile sul prezzo dei carburanti. Un piccolo sconto per tutti non è la scelta migliore. Le risorse andrebbero indirizzate alle famiglie in difficoltà e a favore del risparmio energetico.
Trasformare l’imposta sulla Rc-auto in un’accisa sui carburanti avrebbe, a parità di gettito, numerosi vantaggi. Il primo è un calo dei premi di assicurazione. Potrebbe poi portare a una riduzione delle emissioni perché si tratterebbe di una carbon tax.
La riduzione delle accise significa la disponibilità della politica a sospendere l’azione climatica per evitare la stagflazione. È un messaggio negativo. La riforma fiscale annunciata dal governo dovrebbe invece aumentare la tassazione sule fonti fossili.
Ragioni di gettito hanno portato il governo a non rinnovare lo sconto sulle accise sui carburanti. È una scelta che andrebbe letta anche alla luce dell’attuazione del Pnrr, che prevede importanti investimenti per la transizione ecologica.
L’analisi dei dati sui prezzi dei carburanti porta a escludere l’ipotesi di speculazione. I rincari derivano dalla decisione politica di non rinnovare lo sconto sulle accise. È una scelta da non condannare, ma non vanno ignorati i costi sociali ed economici.
Prorogare il taglio alle accise sui carburanti oltre il 5 ottobre non sarebbe una buona idea: si dovrebbe puntare a proteggere le fasce più deboli della popolazione dall’inflazione e ad accelerare la transizione ecologica
I prezzi dei carburanti sono in crescita da inizio 2021, ma la situazione peggiore riguarda il gasolio. Al possibile blocco delle importazioni dalla Russia, si aggiungono il calo delle scorte e la riduzione dell’attività delle raffinerie per manutenzione.
Negli ultimi quindici mesi il prezzo netto della benzina e quello del petrolio sono quasi perfettamente allineati. Difficile ipotizzare speculazioni: ad amplificare la crescita della componente materia prima del prezzo netto dei carburanti è l’Iva.