Dopo il referendum e la sentenza della Corte costituzionale occorre individuare nuovi strumenti per rendere più efficiente il sistema dei trasporti pubblici. O almeno per ridurne le perdite. Due proposte coerenti con i principi di autonomia e responsabilità di Regioni ed enti locali.
Come può tornare a crescere un paese vecchio, ricco, densamente popolato e con un sistema industriale fondato sulla piccola impresa? Lo spiega Francesco Daveri, intervistato da Sergio Levi, nel nuovo libro della serie de lavoce.info in collaborazione con Il Mulino: “Crescere si può”. Ne pubblichiamo un estratto.
La credibilità è un bene effimero. C’è voluto tempo, il sacrificio degli italiani e l’impegno personale di Mario Monti per ridare credibilità al nostro Paese. Rischiamo ora di perderla con una crisi di governo a poche mesi dalle elezioni. Non possiamo permettercela.
Basta con gli interventi ad hoc sull’indicizzazione delle pensioni per fare cassa per questo o quel problema. Abbiamo da 18 anni un sistema pensionistico contributivo, ma snaturato inserendovi l’indicizzazione ai prezzi. Allora meglio indicizzare al monte salari.
Poco da aspettarci dall’accordo sulla produttività firmato da parti sociali (Cgil esclusa) e Governo. Gli obiettivi sono troppo vasti e generici. Vediamo cosa potrà funzionare e cosa no.
Molti gli esempi di buchi e cattivi servizi delle aziende di trasporto pubblico controllate dagli enti locali. Che però vedono rinnovate le concessioni con consensi trasversali. Perché l’obbligo di gara non c’è più dopo il referendum dell’anno scorso e la sentenza della Consulta.
Con un decreto, il ministro Passera vuole ridurre l’uso di combustibili per la generazione di calore incentivando la coibentazione di edifici, le pompe di calore, i collettori solari termici. Bene, se non fosse che il provvedimento è finanziato da ricarichi sulle bollette del gas. Insomma, una nuova tassa.
Può tornare la crescita in Italia? Risponde sì, e indica come, un libro della serie nata dalla collaborazione tra lavoce.info e il Mulino.
Per apprezzare gli effetti della riforma del lavoro sul piano dei grandi aggregati ci vorrà del tempo. Ma già da ora si nota un impatto significativo sul contratto di lavoro intermittente, profondamente ri-regolato dalla legge 92.
A chi erano rivolte le parole di Monti sulla sostenibilità futura del sistema sanitario nazionale? Il sistema non dà alcun motivo di allarme alla finanza pubblica e ogni ipotesi di modifica del finanziamento della sanità dovrebbe essere sottoposta al test dell’interesse generale.
Le banche europee non hanno risolto i loro problemi e non sono pronte per Basilea 3. Ma regole più severe sono necessarie per rendere più sicuro il sistema finanziario. E mentre continuano a litigare, spalleggiate dai rispettivi governi, a pagare il prezzo più alto è l’economia.
Suscitano perplessità le misure della legge di Stabilità sul trasporto pubblico locale. Con la creazione di un fondo nazionale e la definizione di linee guida per l’allocazione delle risorse tra le Regioni, il potere decisionale torna al Governo centrale.
Siamo ancora lontani dalla stabilità finanziaria europea. Le banche più esposte sui mercati finanziari sono anche quelle meno capitalizzate. E il rinvio di Basilea 3 è una pessima notizia per l’afflusso di credito all’economia.
Sistema sanitario a rischio di sostenibilità, ha avvertito il premier Monti. Vero che si allarga in Italia come altrove la forbice tra la crescita dei prezzi sanitari, quella del prodotto e l’invecchiamento della popolazione. Ma il livello della spesa per la salute non è fuori controllo. A chi ha voluto parlare allora il presidente del Consiglio?
Nella legge di Stabilità in discussione in Parlamento, novità importanti sul trasporto pubblico locale. Dove prima il centralismo, poi il decentramento hanno dato pessime prove. Ora il potere decisionale torna al Governo. Con fondate perplessità che i cittadini avranno finalmente servizi efficienti e decenti.
Il primo effetto della riforma Fornero è il crollo nell’utilizzo del contratto di lavoro intermittente o “a chiamata”. Bene perché spesso ha mascherato varie forme di “nero”. Ma stanno calando vistosamente anche le assunzioni su tutti i contratti alle dipendenze.
Le fondazioni convertono da privilegiate in ordinarie le loro azioni nella Cassa depositi e prestiti pagando 750 milioni per detenere una quota del 20 per cento. Si profila un grave danno all’erario. Cosa ne pensa la Corte dei conti che aveva inizialmente indicato in non meno di 5 miliardi di euro l’apporto delle fondazioni per la conversione?
Ho letto con interesse l’argomentazione del prof. Giavazzi sulle posizioni di Bersani su scuola e università. Vorrei replicare su un punto preciso: il PD non tace sulle rette universitarie.
In Europa, si confrontano due modelli: quello continentale (tasse basse o inesistenti) e quello anglosassone, modificato due anni fa da Cameron con la possibilità di innalzare le tasse universitarie a 9.000 sterline, colta al balzo da tutti gli atenei (non solo i migliori). Gli effetti negativi sono già evidenti: iscrizioni in calo e rientro del debito a rischio a causa della recessione.
La Strategia energetica nazionale non dovrebbe limitarsi all’orizzonte del 2020. Dovrebbe guardare al 2050 e oltre, come fa l’Unione Europea. E l’obiettivo dovrebbe essere uno solo: la decarbonizzazione. Spiegando ai cittadini i vantaggi e i costi da pagare nel periodo di transizione.