SABATO 10 OTTOBRE 2026

Bersani e le ristrutturazioni edilizie

Pierlugi Bersani, Lo Spoglio (SKYTG24), 21 gennaio:
“Le ristrutturazioni edilizie delle case ai fini di efficienza energetica [le introducemmo noi]”

VERO

Bersani fa riferimento all’operato del governo Prodi II (2006-2008) che con la legge finanziaria 2007 promosse incentivi alla riqualificazione energetica di immobili preesistenti. In particolare, per incoraggiare le ristrutturazioni, fu introdotta una detrazione d’imposta lorda pari al 55% delle spese sostenute per gli interventi di rinnovamento

*in collaborazione con Checkmate e Link Tank

Fonte:
Legge 27 dicembre 2006, n. 296

I commi in questione:

344. Per le spese documentate, sostenute entro il 31 dicembre 2007, relative ad interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti, che conseguono un valore limite di fabbisogno di energia primaria annuo per la climatizzazione invernale inferiore di almeno il 20 per cento rispetto ai valori riportati nell’allegato C, numero 1), tabella 1, annesso al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, spetta una detrazione dall’imposta lorda per una quota pari al 55 per cento degli importi rimasti a carico del contribuente, fino a un valore massimo della detrazione di 100.000 euro, da ripartire in tre quote annuali di pari importo.
345. Per le spese documentate, sostenute entro il 31 dicembre 2007, relative ad interventi su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o unità immobiliari, riguardanti strutture opache verticali, strutture opache orizzontali (coperture e pavimenti), finestre comprensive di infissi, spetta una detrazione dall’imposta lorda per una quota pari al 55 per cento degli importi rimasti a carico del contribuente, fino a un valore massimo della detrazione di 60.000 euro, da ripartire in tre quote annuali di pari importo, a condizione che siano rispettati i requisiti di trasmittanza termica U, espressa in W/m2K, della Tabella 3 allegata alla presente legge.
346. Per le spese documentate, sostenute entro il 31 dicembre 2007, relative all’ installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici e università, spetta una detrazione dall’imposta lorda per una quota pari al 55 per cento degli importi rimasti a carico del contribuente, fino a un valore massimo della detrazione di 60.000 euro, da ripartire in tre quote annuali di pari importo.
347. Per le spese documentate, sostenute entro il 31 dicembre 2007, per interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione, spetta una detrazione dall’imposta lorda per una quota pari al 55 per cento degli importi rimasti a carico del contribuente, fmo a un valore massimo della detrazione di 30.000 euro, da ripartire in tre quote annuali di pari importo.

La scelta di Cameron

Cameron ha indetto il referendum sull’appartenenza del Regno Unito all’Unione europea. Rimandandolo, però, almeno al 2017, quando i conservatori potrebbero non essere più a Downing Street. La soluzione migliore, anche secondo gli Stati Uniti. Ma sono possibili altri scenari.

L’eredità della crisi

Si comincia a parlare di ripresa; le previsioni ne scontano un timido manifestarsi nella seconda parte del 2013. Comunque si deve fare i conti con i lasciti della recessione. L’ultima ha avuto effetti più indiscriminati, non risparmiando le imprese più produttive e il potenziale dell’economia.

Se il fisco infierisce sulla seconda casa

Con una fiscalità che favorisce la prima casa, la quota di abitazioni in affitto è straordinariamente bassa in Italia, con conseguenze sulla crescita. Ecco perché l’abolizione dell’Imu sull’abitazione principale sarebbe iniqua e dannosa per il paese

Berlusconi e la disoccupazione in Italia

Silvio Berlusconi, Italia Domanda (Canale 5), 18 gennaio:
“La disoccupazione con il governo tecnico è passata dall’8% all’11,1%”

VERO MA…

Berlusconi e le banche tedesche

Silvio Berlusconi, Italia Domanda (Canale 5), 18 gennaio:
“È successo che la Germania, con la sua principale banca privata – la Deutsche bank – abbia deciso da gennaio a giugno di vendere l’88% dei titoli del debito pubblico italiano che aveva nel suo bilancio, e a questo si aggiunge la Commerzbank con un altro 8-9 mld di titoli e altre banche ancora […] A questo fecero seguito i fondi americani e i fondi internazionali […] e quindi sul mercato secondario questi titoli si abbassarono di valore e quello che era l’interesse di emissione, per esempio per l’Italia il 4,3% su un titolo che valeva l’80% dell’emissione diventò pressapoco il 5,5 – 6%”

Berlusconi e il numero degli occupati

Silvio Berlusconi, Italia Domanda (Canale 5), 18 gennaio:
“Nel 2001 l’obbiettivo del mio governo era di aumentare l’occupazione di 1 milione di unità. Dopo 5 anni l’occupazione era aumentata di 1,5 milioni di unità”

FALSO MA…

Maroni: Monti e spesa pubblica

Roberto Maroni, Radio Anch’io (Radio 1), 17 gennaio:
“Mario Monti non ha ridotto la spesa pubblica, abbiamo superato i 2mila miliardi di debito pubblico”

VERO

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Dichiarazione rilasciata a Radio anch’io il 17 gennaio.

*in collaborazione con Checkmate e Link Tank

Salvini: i guadagni della banche

Matteo Salvini, Piazza pulita (La7), 14 gennaio:
“Nell’anno di governo Monti le banche hanno guadagnato il 70% di valore di mercato… gli altri titoli sono scesi e le banche ci hanno guadagnato”

FALSO

Ecco i grafici che illustrano le performance da metà novembre 2010 alla stessa data del 2011 confrontati a quelle tra metà novembre 2011 e fine 2012:
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Durante l’anno di governo Monti, dal 16/11/2011 al 21/11/2012 il valore di mercato dei titoli bancari è cresciuto in media del 5,69% contro una crescita dell’indice FTSE Mib del 5,9%. Vi sono naturalmente differenze all’interno del settore ma, anche nei casi migliori, l’aumento del valore dei titoli è lontano dal 70% prospettato da Matteo Salvini (con un massimo toccato dalla Banca Popolare di Milano, con un aumento del valore del titolo pari al 47.8%).
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Confrontando poi i titoli bancari con alcuni titoli del comparto manifatturiero appare chiaro che la crescita del valore di questi titoli è stato molto superiore alla crescita del valore dei titoli bancari.

*in collaborazione con Checkmate e Link Tank

 

Beppe Grillo: la morte delle aziende

“Hanno chiuso 650.000 aziende in due anni, 35 piccole/medie imprese falliscono ogni giorno».
Dichiarazione tratta da un comizio di Grillo e ripresa da Servizio Pubblico del 17 gennaio

La frase, tratta da un comizio di Grillo e ripresa da Servizio Pubblico del 17 gennaio è divisa in due parti.

Parte 1: “Hanno chiuso 650.000 aziende in due anni”. VERO.  Ma è necessaria un’importante precisazione.

Ecco i dati:

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Da cui si ricava l’affermazione vera di Grillo (338206 + 341081 = 679.287, più o meno 650 mila).

Di cui il grafico relativo:
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PRECISAZIONI

  1. Il dato citato da Grillo non descrive di per sé una situazione di difficoltà dell’economia, quanto piuttosto un fenomeno fisiologico, è confermato dalla sua evoluzione nel tempo, che non accelera negli anni della grande recessione.
  2. Le cessazioni descrivono, in realtà, un fenomeno amministrativo piuttosto che economico e includono vari casi (scioglimento imprese, morte di imprenditori individuali, cambiamenti di ragione sociale per fusioni o motivi fiscali, e altro ancora). Per esempio, quando un tribunale dichiara un fallimento l’impresa non è cessata, ma risulta ancora iscritta al registro delle imprese; al termine della procedura fallimentare (che dura in media 9 anni) l’azienda può essere sciolta e cessata dal registro. Recenti lavori empirici sull’universo dei dati INPS nelle province di Treviso e Vicenza hanno cercato di stimare la quota di “false” cessazioni utilizzando un semplice criterio: una cessazione è definita falsa se almeno l’80% della forza lavoro dell’impresa che chiude riappare in un’altra impresa. Pur trattandosi anche in questo caso di un’evidente sottostima, i dati sugli anni ’90 ci dicono che la quota di false cessazioni sul totale oscilla tra un minimo del 23% a un massimo del 38%.

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