SABATO 13 GIUGNO 2026

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Tutta colpa del Titolo V?

Sull’onda dell’indignazione popolare per gli episodi di malaffare che hanno coinvolto i politici di alcune Regioni, il Governo ha presentato un progetto di riforma costituzionale del Titolo V. Ma quelle norme non sono la radice di tutti i mali e una loro revisione non sarà la panacea. Soprattutto, non risolverà il vero problema dell’Italia: la scarsa qualità della classe politica, a tutti i livelli. E della supposta esplosione della spesa locale non c’è traccia. Eppure il Titolo V va riformato, per rimediare alla moltiplicazione dei legislatori negli stessi ambiti pubblici.

Due crediti d’imposta per il lavoro delle donne

Favorire l’occupazione femminile è senz’altro una necessità in Italia. Ma anche la riforma del mercato del lavoro del governo Monti non contiene misure adeguate. L’eliminazione degli assegni familiari, sostituiti da due crediti d’imposta, potrebbe avere effetti positivi sull’offerta di lavoro e sulla redistribuzione, senza aggravi per le casse dello Stato. L’Earning Income Tax Credit è più efficace nel promuovere l’occupazione delle donne, mentre il Working Tax Credit è uno strumento migliore per contrastare la povertà. Bonus per le famiglie con due percettori di reddito.

Il Punto

Dalla corruzione alle spese folli delle amministrazioni locali: è proprio tutta colpa del Titolo V della Costituzione? Il Governo può comunque tagliare retribuzioni, rimborsi e discrezionalità nell’uso nei fondi per la politica. Bene che lo faccia. E il progetto di riforma del Titolo V che ha presentato è un’occasione mancata per rivedere il finanziamento delle autonomie, che è il vero problema.
Bene il calo degli spread. Perché non si riveli effimero bisogna chiarire quale sia la condizionalità per gli acquisti da parte della Bce sul mercato secondario di obbligazioni di stati dell’Eurozona secondo il programma Omt (Outright monetary transactions). E muoversi con decisione verso l’unione bancaria.
Scarsa l’attenzione del Governo alle donne, anche nella riforma del mercato del lavoro. Una misura che aiuterebbe concretamente le lavoratrici potrebbe essere la sostituzione degli assegni familiari con due crediti d’imposta disegnati uno sul modello statunitense, l’altro su quello britannico. Vediamo di che si tratta.
Dovrebbero essere gli intermediari tra le imprese e chi cerca lavoro, ma i Centri per l’impiego non sono attrezzati. Ci vuole una informatizzazione avanzata, come in Germania. Oppure affidare parte delle loro funzioni a soggetti privati.

Ma la ragione non guida i mercati

Un approccio multidisciplinare, che coinvolga teorie economiche, sociali e psicologiche, può spiegare le attuali inefficienze dei mercati finanziari e come i loro movimenti siano sempre meno determinati da aspettative razionali degli operatori. Dall’effetto gregge a quello annuncio, dall’acquisto sulla base di voci ai pregiudizi cognitivi, fino all’ancoraggio, ecco i principali fattori di tipo psicologico che prendono il sopravvento sui corretti processi decisionali basati sull’elaborazione delle informazione pubblicamente disponibili.

Riforma elettorale: il giusto premio

Contro il premio di maggioranza si invocano spesso i sistemi di voto stranieri. Ma, a ben vedere, anche in questi è previsto un premio, sia pure con efficacia incerta e con il pericolo di concedere troppo. Meglio allora prendere ad esempio la legge elettorale della Regione Veneto, che ha un premio di maggioranza variabile, calcolato in modo da salvaguardare la governabilità senza mettere in pericolo le garanzie per le minoranze. Risultati che non sono affatto assicurati dal premio di maggioranza fisso in discussione al Senato.

Scuola e università: attenzione ai numeri

È stata pubblicata da Associazione Trellle e Fondazione Rocca una raccolta di dati su scuola, università e ricerca scientifica. Lo scopo principale dell’iniziativa è quello di ancorare il dibattito sul sistema formativo italiano a dei dati quantitativi, comparabili sia in chiave internazionale (attraverso il confronto con i principali paesi europei) che in chiave di evoluzione temporale.

Più evasione quando l’Iva aumenta

Con la legge di stabilità, il Governo prevede per il 2013 l’aumento di un punto percentuale dell’aliquota Iva ordinaria e ridotta. Tuttavia, i dati sembrano indicare che il precedente incremento avvenuto a settembre 2011 non solo non ha contenuto la perdita di gettito dovuta alla recessione, ma l’ha amplificata. Una spiegazione possibile è che si sia registrata una maggiore evasione, motivata presumibilmente proprio dall’aumento dell’aliquota oltreché dalla crisi.

Uno stop al consumo di suolo

Meritoriamente il Governo approva un disegno di legge per la valorizzazione delle aree agricole e il contenimento del consumo del suolo. Prevede diverse iniziative i cui risultati dipenderanno dall’attuazione che ne sarà data. Ma la procedura per disegnare la geografia delle aree edificabili nel nostro paese sembra macchinosa e potrebbe innescare conflitti tra territori e tra livelli istituzionali. Meglio sarebbe se ai comuni fosse consentito di approvare nuovi piani attuativi di aree già edificabili solo dopo la conclusione di quelli varati in precedenza.

Più Europa per la crescita

Efsf e programma Omt fanno sì che gli spread sui titoli di Stato tornino a riflettere i fondamentali dei paesi. Ma ciò non basta per garantire una crescita equilibrata dell’Europa. Che invece richiede più istituzioni europee. Per favorire una vera integrazione serve uno strumento centralizzato per il finanziamento delle attività di esportazione delle aziende dell’area euro. La competizione nei mercati internazionali sarebbe così su qualità e prezzo del prodotto e non in base alla forza dei rispettivi sistemi finanziari. Il tutto nel pieno rispetto dei vincoli di bilancio.

Aiuto ai precari? No, regalo alle imprese

Il Governo ha introdotto nuovi sussidi alle imprese per stabilizzare i precari, con 235 milioni di stanziamento. Esperienze passate fanno temere che molte aziende vi facciano ricorso per assumere a tempo indeterminato lavoratori che avrebbero stabilizzato comunque. Anzi, potrebbe crearsi un effetto perverso per cui questa politica finisce per favorire il precariato, invece di combatterlo. Un semplice meccanismo consentirebbe di valutare se i soldi stanziati per la misura sono ben spesi o se si tratta di regali alle imprese. Serve solo un po’ di coraggio per applicarlo.

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