Il legame tra demografia e debito

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito pubblico. In questa puntata abbiamo invitato Carlo Favero, economista dell’Università Bocconi.

Quando si parla di finanza pubblica, l’attenzione si concentra spesso su deficit e spread. Ma una forza più silenziosa sta cambiando le fondamenta dei conti pubblici: la demografia. L’invecchiamento della popolazione, la riduzione dei nuovi nati e la trasformazione del mercato del lavoro incidono sempre più sulla capacità dello Stato di crescere, raccogliere risorse e sostenere la spesa sociale.

Negli ultimi decenni queste tendenze hanno interessato tutte le economie avanzate, ma in Italia si intrecciano in modo particolarmente critico con l’aumento del debito pubblico, sollevando interrogativi sul futuro dei bilanci e sull’equità tra generazioni.

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  1. Pietro Della Casa

    Dai su, il rapporto debito/pil sarebbe cresciuto più o meno allo stesso modo anche senza l’invecchiamento demografico. Che non aiuta, si capisce, ma non è “il” problema.

    Il problema è che la crescita delle aspettive che la popolazione ha in materia di welfare ed altre spese sostenute dal pubblico, in un sistema democratico moderno, è scollegata per definizione dalla crescita della produttività, il che obbliga la politica a ricorrere al massimo livello d’indebitamento possibile.

    Poi naturalmente si potrebbe discutere di cosa sia la produttività (preferibilmente in termini di valore monetario dell’output per ora lavorata) e per quale ragioni una volta che un paese è arrivato ad un elevato livello di sviluppo questa tenda strutturalmente a stabilizzarsi od al più a crescere solo con molta lentezza.

  2. alessandra dal colle

    Gentile prof. Favero, se, come lei sostiene, la fascia di popolazione in età produttiva (20-65 anni) in quanto percettrice di redditi da lavoro è quella che risparmia di più generando anche domanda per i titoli di debito (vs R. J. Barro (1974) “Are Government Bonds Net Wealth?”, JPE, 82, 6 , 1095-1117), disoccupazione e soprattutto “lavoro povero” che limitano di fatto la capacità di risparmio e quindi la domanda di titoli di debito non potrebbero avere avuto effetto sul rapporto debito/PIL insieme alle variabili demografiche?

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