Esistono regole non scritte radicate nel tessuto sociale italiano che hanno impatti sulla condizione economica del nostro paese. Con Alberto Bisin affrontiamo questo ulteriore aspetto che può aver contribuito al declino italiano.
La crisi della casa ha fatto cadere il governo spagnolo e portato il paese al voto. Ma il problema nasce a monte: la popolazione cresce più rapidamente dello stock abitativo. La risposta non è nei tetti agli affitti, ma in un aumento dell’offerta.
Si possono fare alcuni passi per rendere più efficaci le raccomandazioni del semestre europeo a livello regionale. A patto di non dimenticare che in zone diverse gli effetti sono diversi e che il territorio non coincide con le regioni amministrative.
L’Italia ha una nuova legge elettorale che, salvo interventi rapidi da parte della Consulta, si applicherà già a partire dalle elezioni politiche del 2027. È la quinta in venticinque anni, quasi un record mondiale. Diverse le novità e numerose le criticità.
I punti controversi della nuova legge elettorale, quelli anticostituzionali secondo l’opposizione. rischiano di rendere molto più scivoloso il percorso verso le politiche del 2027. Nonostante un voto che a detta della maggioranza ha rafforzato il governo.
Il Pnrr delle origini prevedeva una clausola per far scendere di due punti la percentuale di lavoratori non regolari. Il governo Meloni ha rinunciato all’obiettivo. E infatti il lavoro nero ha ripreso a crescere, proprio nei settori dove già era alto.
L’elezione del Parlamento nel 2027 avverrà con l’appena approvata nuova legge elettorale, la quinta in venticinque anni. Contiene diverse novità, dal premio di maggioranza all’indicazione del candidato presidente del Consiglio, […]
Nei comuni piemontesi più piccoli e in calo demografico la spesa sociale è più concentrata sugli anziani. Non si tratta tanto di scelte politiche. A pesare di più sono le rigidità dei contributi per l’assistenza e i limiti organizzativi degli enti.
L’IA velocizza singole mansioni, ma per il momento non cambia la filiera nel suo insieme, con pochi effetti sulla produttività. Perché la capacità tecnologica non si traduce automaticamente in valore per l’impresa e per il sistema che se ne dota.
Italia e Francia devono finanziare difesa e investimenti. Ma hanno un enorme debito pubblico. Una proposta del 2014, aggiornata, consente di ridurne lo stock senza trasferimenti tra paesi e senza perdite per i creditori. E può convenire anche ai “frugali”.
Lo spazio fiscale creato adottando il piano “Padre” è un anticipo che un paese indebitato ripaga nei decenni successivi. Conviene a tutti se riduce il rischio sovrano, non solo la spesa per interessi. E se le regole impediscono di disperderlo.
Il bollo auto dovrebbe ripagare la società nel suo insieme dai danni, non solo ambientali, che l’utilizzo dei veicoli produce. Perciò, in vari paesi europei l’importo della tassa di circolazione tiene conto delle emissioni di CO2. Ma non in Italia.
I fondi pensione negoziali italiani affidano gran parte delle loro risorse a gestori professionali, per ottenere rendimenti superiori a quelli del benchmark. Ma il comportamento dei professionisti è guidato anche dal rischio di perdere il mandato.
Il Dpfp, che definisce la cornice di finanza pubblica per la manovra 2027 e per l’evoluzione dei conti nel prossimo triennio, è un documento cauto. Non lascia spazio per spese aggiuntive oltre quelle per difesa ed energia. In attesa di novità da Bruxelles.
Il decreto sulla soglia di studenti stranieri per classe identifica situazioni eccezionali in poche zone con recenti e massicci flussi di ingresso. Parte da un’analisi sbagliata e non permette di affrontare il problema serio della segregazione scolastica.
Con la concorrenza non sempre leale di prodotti extra Ue, il riciclo della plastica dovrebbe avere un sostegno. Invece gli indirizzi europei che dovrebbero promuoverlo finiscono per affossarlo. E così si ferma tutta la filiera, raccolta differenziata compresa.
Il deficit 2025 confermato dall’Istat al 3,1 per cento del Pil ha riacceso il dubbio che le prime stime sottovalutino l’economia. Ma le revisioni del Pil spostano il rapporto deficit/Pil di centesimi, non di decimi. E il problema non è chi fa i calcoli.
Le regioni chiedono quasi 18 miliardi in più per la sanità nei prossimi tre anni. Però non spiegano cosa con quelle risorse intendono fare, in particolare per la medicina territoriale. Sembra che il “metodo Pnrr” basato sui risultati sia già dimenticato.
È vero che minimo contrattuale e salario effettivamente percepito non sono la stessa cosa. Ma qualunque misura si utilizzi, l’Italia ha subito una forte perdita di salario reale rispetto agli altri grandi paesi. Chiamando in causa la contrattazione collettiva.
Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: i titoli di stato italiani sono davvero diventati più sicuri dei titoli di stato tedeschi?
Per spiegare i vantaggi dell’autonomia differenziata sulla sanità, il presidente di Regione Lombardia cade sull’esempio sbagliato: una vaccinazione per neonati che le regioni non potrebbero somministrare perché non inserita nei Lea. In realtà già la fanno.